Orecchiette di canapa: l'impasto perfetto dopo la pandemia

Tutti l’abbiamo citata almeno una volta nella vita, tutti abbiamo avuto l’occasione di viverla e pensare che sia qualcosa di estremamente interessante. La tradizione è sempre parsa come una cosa bella, emozionante, condivisa, orgogliosa e gioiosa ma possiamo riviverla solo in uno spazio temporale sospeso, un palcoscenico dove ognuno di noi può recitare la parte migliore di sé, esercitando il ricordo. Ogni attimo di felicità trasmesso dai saperi antichi rimane spesso un’esperienza personale che infrange il nostro stile di vita solo per un breve momento, senza poter essere utilizzata sistematicamente nella quotidianità. La tradizione, però, potrebbe essere l’impasto perfetto dopo la pandemia.

1° INGREDIENTE – L’IMPASTO PERFETTO DOPO LA PANDEMIA:
SAPER FARE.


Le Orecchiette sono un esempio grandioso di tradizione che ormai ha raggiunto ogni angolo del pianeta. Mia nonna le faceva ogni santa domenica con l’unico sugo di carne mista della settimana. Le impastava nella mattinata in due ore di danza con le mani, una specie di tip tap fatto di strusci di coltello e schicchere sulla spianata. Le chiamava “Stacchioddi”, sono una specifica tipologia del brindisino ma ne esistono tantissime, con varie forme e tecniche di preparazione e condimento. La più famosa è quella che, dopo la strisciata sulla tavola, si rigira sul pollice per conferirle una forma più a conchiglia. 

Già dal XVI secolo si ha traccia di questa pasta in una testimonianza scritta custodita presso gli archivi della chiesa di San Nicola di Bari. In un atto notarile un padre donava il proprio panificio alla figlia, all’interno del documento comparse l’abilità della giovane nel preparare le “Recchietedde”, pare si trattasse proprio della ricetta delle orecchiette. Questo aneddoto conferma quindi, quanto le capacità che oggi sono attribuibili a stralci di tradizione rimasta, un tempo siano state, non solo usanza e normalità, ma anche motivo di ricchezza culturale. Questa pratica viene ancor oggi tramandata come fosse una vera e propria eredità. È un DNA protettore, un ingrediente utilissimo nell’impasto perfetto dopo la pandemia.

2° INGREDIENTE – L’IMPASTO PERFETTO DOPO LA PANDEMIA:
SAPER CREARE.


Esiste però anche un altro esempio di tradizione, in questo caso dimenticata per anni: la coltivazione della Canapa. Essa era in Europa da circa 2.500 anni e le prime tracce in Italia sono datate al 1700. Appena 3 anni prima dell’Unità d’Italia fu istituito il Canapificio Nazionale, un’esigenza fortemente voluta a quei tempi per consolidare un mercato potenzialmente redditizio ma anche stabile, dato che si poteva creare di tutto con la stessa pianta. Gli stabilimenti divennero una ventina ed erano concentrati soprattutto al Nord. Con gli anni, chiaramente, la posizione geografica strategica ed il clima perfetto hanno fatto crescere sempre di più la produzione, conferendo al prodotto il primo livello in qualità.
Filati per tessitura, tappeti, spaghi, vele e sacchi, filati per calzature e per la pesca, corde di tutti i tipi e per tutti i settori; con questi ed altri impieghi, si può dire che i produttori di canapa avevano creato l’industria perfetta in grado di generare un mercato ampio e procurare grandi entrate per lo stato con davvero molte poche risorse, ma tanta, tanta fatica.

Poi il resto è tutta un’altra storia, quella conosciuta da tutti. Purtroppo, il tempo, l’industria frenetica, il mercato globale ormai alle porte e gli interessi in gioco, spostarono di colpo l’economia mondiale su altri scenari tecnologici. Le fibre sintetiche in pochi anni non resero più conveniente questa coltivazione ed in 70 anni le generazioni successive dimenticarono questa immensa risorsa naturale.

Oggi, dopo un secolo dagli anni più floridi per la canapa, c’è tanta voglia di riprendere questa tradizione. Però, al contrario di altri saperi, usi e costumi, attualmente non c’è nessuno che la possa tramandare, anche perché non si parla di abilità dei singoli ma di una complessa organizzazione, un lungo processo di lavorazione da riprogettare e adattare alla nostra epoca, allo stato attuale dell’artigianato e dell’industria, dell’arte e della tecnica. Servirebbero grandi investimenti ma si può comunque partire “Step by step”. Con la creatività che ci contraddistingue i risultati sono certi e arriverebbero prima del previsto.

ED ORA, L’IMPASTO PERFETTO DOPO LA PANDEMIA.
PROCEDERE AD IMPASTARE.


Davanti ad un fumante piatto di orecchiette di semola e farina di canapa, potremmo porci una domanda: come questa pianta può avere oggi un grande potenziale, consolidare il settore alimentare e cominciare ad affermare la diversificazione del suo mercato nel bel mezzo della pandemia Covid19?

La più grande paura oggi è che questo stallo economico, dovuto al “Lockdown”, possa portare al collasso dei sistemi di produzione e che questi non riescano a trovare nell’immediato una ripresa incisiva. In un’ipotesi drastica di questo tipo, la domanda della maggior parte dei consumatori non troverebbe più sfogo nel mercato globale, e viceversa, il mercato globale non garantirebbe più il reddito necessario a molte persone. Di conseguenza, Il settore turistico italiano, quella miscela perfetta di enogastronomia, arte e cultura dimezzerebbe la portata degli introiti. La tradizione agricola e culinaria ritornerebbe più diffusa, sia perchè si avrà più tempo libero che per necessità.

Secondo questa ipotesi, una volta che l’indice dei contagi “R0” si azzererà, come come faremo a colmare questo vuoto e andare alla stessa velocità di prima? Come faremo a consumare energia, produrre beni, viaggiare, muoverci e riprendere ad acquistare prodotti e servizi dell’industria consumistica con minor risorse economiche individuali?

La risposta è conseguente: non andremo alla stessa velocità e non consumeremo più come prima.

In una situazione di pandemia è comunque impossibile fare delle previsioni ottimistiche. Questo perchè le scelte politiche ed economiche sono cruciali e allo stesso tempo imprevedibili. Certamente, si può fornire un primo scenario possibile, senza per forza prevedere come punto di partenza il collasso di un sistema; si potrebbe pensare ad un piano B “Soft”, che presupponga la nascita parallela di una produzione alternativa.
Comunque, il punto di partenza rimane la nostra economia, ovvero, la nostra condizione trascendentale del presente, e perciò, per ogni ipotesi di cambiamento non è pensabile e tantomeno accettabile un cambio totale di rotta. Lo abbiamo già intuito con l’aggravarsi della crisi climatica che non avremmo potuto in pochi anni risolvere il problema dell’inquinamento. Tantomeno oggi, con l’aggiungersi della pandemia, potremmo sperare di essere catapultati immediatamente in un mondo migliore. Ma con le giuste scelte potremmo accelerare la ripresa in un modo formidabile.

(QUI uno sguardo rapido ai prodotti maggiormente importati in Italia nel 2019)
Seguendo i dati sui prodotti importati dall’Italia nel 2019 si deduce che il Petrolio, ovvero energia e materia prima fondamentale della gran parte dei prodotti di consumo, è al secondo posto. La sua conversione in mercato interno sarebbe una fortuna: metanolo da biomassa di canapa al posto di combustibili fossili. Potremmo anche aumentare la produzione di farmaci di qualità “Home made” e rifondare la filiera tessile, che con il canapone, al contrario del cotone d’oltre oceano, sfornerebbe sano lavoro per molti. La transizione verso questi obiettivi avverrebbe morbidamente, ma potrebbe essere la direzione giusta per un nuovo sistema globale dal volto più umano e democratico.

Tuttavia, questa fase “Soft” è l’opportunità per riappropriarci della terra e delle capacità perdute, tramando, con strategia europeista ed astuzia autonomista, la seconda vita per la canapicoltura. Questa coltivazione ridarebbe davvero un senso all’economia locale e consentirebbe una sana sovranità produttiva in termini di materie prime rinnovabili. Essa è infatti il produttore numero uno di biomassa sulla Terra, circa 20 tonnellate per ettaro in 4 mesi. Abbiamo già degli esempi, seppur minimi, di giovani e professionisti intraprendenti che hanno lanciato delle imprese che fanno ricerche, esperimenti, oggetti, case, cosmesi naturale, carta, integratori, prodotti per animali ecc…Ma per meglio comprendere, rispetto a quanto si potrebbe fare con una filiera capillare, questi sono solo amuleti “Light” per attrarre prosperità e scacciare via i demoni. 

Sta di fatto che, la possibilità di realizzare prodotti e sottoprodotti in svariati settori solo da una semplice coltivazione è un punto di partenza favorevole per lanciare questa fase “Soft” in modo assolutamente sostenibile. E se in futuro, decidessimo finalmente di prendere questa strada e pian piano abbandonare il sistema attuale, ritroveremmo l’economia attuale sicuramente come una vicina di casa, che tra gli appennini ci busserà alla porta con un cesto di patate, implorando di barattare un po’ di “Recchietedde” e una coperta di canapa per le stagioni a venire.